STORIA DELLA CITTÀ
Le notizie storiche più antiche su Misterbianco si devono a due pergamene relative ad atti di donazione e databili alla seconda metà del ‘300. L’antico borgo si trovava su un colle a pochi chilometri dall’attuale insediamento, dove esisteva un “Monasterium Album” dei frati domenicani, cioè un monastero dalle bianche mura, da cui probabilmente derivò il nome del paese.
A causa della potente eruzione vulcanica del 1669, durata più di cento giorni, due grandi bracci di lava lo accerchiarono completamente, l’antico borgo fu in buona parte distrutto e quel che ne rimane oggi sono un querceto, una piccola casa con due cisterne, la chiesetta rurale della “Madonna degli Ammalati” e il campanile della Chiesa Madre, detto “U campanarazzu”. Le poche notizie storiche relative a questa antica chiesa intitolata a Santa Maria de Monasterio Albo e situata nell’omonima contrada comprendente il bosco di querce secolari, si devono ad una sua citazione in alcuni documenti trecenteschi ed ad un’altra citazione in alcuni documenti cinquecenteschi sotto il titolo di Santa Maria delle Grazie. La chiesa fu riedificata in un sito poco distante dal precedente.
Dell’antico paese rimangono anche alcuni dipinti che lo raffigurano attraversato da un piccolo fiume, l’Amenano, di fondamentale importanza per l’economia del luogo, basata soprattutto sull’agricoltura, l’allevamento del bestiame e il baco da seta. Tutt’oggi il fiume Amenano scorre sotterraneo fino al mare, passando per il centro di Catania dove riemerge per dar vita alla fontana denominata “L’acqua a linzolu” (acqua in abbondanza).
Dunque Misterbianco si trova nell’attuale posizione (sul pendio meridionale dell’Etna, a 213 metri sul livello del mare) dal 1669, quando venne ricostruita in maniera per quanto possibile fedele alla sua precedente struttura. Così furono riedificati la piazza Quattro Canti e i quattro palazzi signorili (Santonocito, Scuderi, Anfuso e Santagati) nonché buona parte dei restanti monumenti sacri e civili.
La città fu uno dei casali etnei più importanti: venduta inizialmente alla nobile famiglia genovese dei Massa, passò successivamente a quella dei Trigona che nel 1685 ottenne il titolo di duca.
Fino alla metà degli anni cinquanta Misterbianco rimase solo un grosso centro agricolo alle porte di Catania con un’economia basata principalmente sull’agricoltura specializzata che puntava essenzialmente sulla produzione di arance, cereali ed uva. Negli anni sessanta iniziarono a svilupparsi, nell’area a nord ovest, insediamenti industriali per lo più connessi al settore produttivo edile.
La popolazione al censimento del 1971 risultava di 18.836 abitanti; a partire dagli anni settanta, in conseguenza dello sviluppo caotico ed irrefrenabile delle costruzioni nelle zone dove ora sorgono le frazioni di Lineri, Poggio Lupo, Serra, Belsito e Montepalma si è verificato un vertiginoso aumento demografico, grazie anche alle numerose persone confluite dall’hinterland Etneo più povero e dai quartieri più disagiati della città di Catania. Tanto che oggi la città conta circa 45.000 abitanti, dei quali la metà residente nelle varie frazioni.
Contemporaneamente si è sviluppata a macchia d’olio l’area commerciale/industriale che si è arricchita di anno in anno di nuove aziende sempre più importanti, soprattutto nel settore della grande distribuzione, senza trascurare quello ad alto contenuto tecnologico come nel caso dell’Alenia. Da ricordare anche le Imprese, sia all’ingrosso che al dettaglio, operanti nei settori dell’abbigliamento e dell’arredamento, dell’informatica e delle forniture da ufficio, del bricolage e della refrigerazione, grazie alle quali la zona commerciale di Misterbianco è diventata la più importante della provincia.

